| - Gli uomini dell'Autonomia - Luigi Sturzo |
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Luigi Sturzo (Caltagirone, 26 novembre 1871 – Roma, 8 agosto 1959) può essere considerato almeno idealmente uno dei fondatori dell'Autonomia Siciliana, anche se non è stato mai coinvolto in alcuna responsabilità di governo. In difesa di un «pluralismo organico» articolato su famiglie, comuni e associazioni, Sturzo si batteva contro l'onnivoro centralismo statale. Deciso a fare della Sicilia un modello di amministrazione decentrata per le altre regioni italiane, faceva appello all'impegno indispensabile di una borghesia avveduta e intraprendente. Quando la neonata Autonomia Siciliana muoveva i suoi primi passi, preoccupato che potesse impigliarsi nelle maglie della burocrazia romana, si impegnò ancora di più per il rilancio dell'agricoltura e dell'industria e per la promozione di un vasto piano di lavori pubblici. Solo così l'esercito di giovani disoccupati avrebbe avuto degli sbocchi lavorativi e si sarebbe favorita la nascita delle infrastrutture locali. Erano i tempi in cui arrivavano anche in Sicilia i fondi del Piano Marshall stanziati dal programma E.R.P. (European Ricovery Program) per la ricostruzione del dopoguerra e bisognava investirli al meglio . Sturzo era convinto della necessità di coinvolgere lo Stato nella soluzione dei problemi dell'economia isolana, ma sempre salvaguardando l'iniziativa privata. Illuminante, in tal senso, è la sua linea di intervento nella vicenda del petrolio siciliano scoperto nell'isola e gestito dall'ENI. Era stato quello, secondo Sturzo, il modello di un proficuo rapporto interattivo tra Stato e Regione a fronte dei problemi strutturali della realtà locale. La politica sturziana lottava, come egli stesso scriveva sulle colonne del Giornale d'Italia del 14 gennaio 1959, contro le tre «bestie enormi nemiche della democrazia: lo statalismo, la partitocrazia, l'abuso del denaro pubblico» e «contro il socialismo ateo e materialistico che ovunque guadagnava terreno» (A. Martorana, La vita e le opere di Luigi Sturzo, in Nuovi Quaderni del Meridione, 1972, nn. 39-40, p. 486). |
Luigi Sturzo
































































































































